Mega Biblion, Mega Kakon!

 

Ama il tuo prossimo come Pelé In greco significa "grande libro, grande male." I greci, che da recenti studi pare fossero portati per la filosofia, usavano questa sintetica massima per esprimere questo consiglio: "se qualcuno ti si avvicina impugnando un grosso libro, magari sacro, e insiste che al suo interno sono contenute grandi verità, tu scappa più lontano che puoi perché nove su dieci va a finire nel sangue."

Proprio per evitare simile minaccia, ho dato alle stampe il qui presente volume, del quale posso orgogliosamente mostrare la copertina. Mi piace immaginare che qualcuno voglia saperne di più: ho scritto questo libro perché me lo hanno chiesto. Quando fai un po' di televisione e la gente ti prende in simpatia, finisce che pubblichi un libro.

Il tuo libro poi cosa fa? Aspetta nelle librerie, sperando che qualcuno di passaggio veda la tua faccia in copertina, si ricordi di quella cazzata mondiale che hai detto facendolo ridere, e con ancora il sorriso sulla faccia estragga il portafogli e si precipiti alla cassa con il tuo libro in mano.

Come vedete, l'intento dei libri comici è indiscutibilmente nobile.

Concentriamoci sull'acquirente, quello che sghignazzando corre verso la cassa con il libro in una mano e i soldi nell'altra. Risulta dai sondaggi che quell'uomo non è propriamente un lettore accanito. Anzi, nessuno riesce a capire cosa ci faccia in una libreria. Forse si è perduto. Forse ha visto dalla vetrina una bella commessa. O sarà un piromane? I piromani spesso entrano nelle librerie e chiudono gli occhi pensando "basta una scintilla..." insomma tutto è tranne un lettore. E allora tu comico ti puoi permettere di mettergli nel libro un po' quello che ti pare: la tua lista della spesa, dei simpatici disegni. Tanto se anche è un lettore, sarà comprensivo, non si aspetta che tu scriva proprio, si aspetta al massimo che abbozzi.

Ma potevo io, secondo voi, fare tutto così facile? No, non potevo. Anche perché la Mondadori mi ha chiesto un libro di Giginho. E Giginho ha sempre cantato, ora c'è anche un disco in giro. Così non ho avuto altra scelta che mettermi lì e inventare una storia. La storia di Giginho, del suo ispiratore: Luis Aldairton Fernando Ernesto Marco Antonio Gilberto Primissius Cassius Evaristo Avanfernando Janjoao Controsergio Tabioca detto "Peo".

Ho inventato un paese, una famiglia, uno stadio, una chiesa, una discarica, un vulcano, un bordello, un allenatore, un'autostrada, un sassofonista americano, una vecchia rabdomante, un uomo che non sa giocare a pallone, una filosofa nichilista, una profezia, uno scultore con una gamba sola, una chitarra conficcata nel pattume, un'area di servizio, un venditore di serenate, una minaccia, un esilio e un sacco di altre cose, tutto messo dentro alla storia di Peo, dalla Favela di Boafiga alla gloria.

Mi sono divertito.Anzi mi sono molto divertito. E alla Mondadori se ne sono accorti, erano talmente incuriositi che prima di stamparlo pare lo abbiano letto. Mi hanno detto che era divertente. E io gli ho risposto: scriviamolo sulla copertina. Scriviamoci una di quelle citazioni di uno scrittore famoso, come quei gialli che in copertina c'è scritto "Quando ho letto questo thriller ho scoperto una nuova frontiera dell'orrore" firmato Stephen King.

Sul mio potremmo scrivere "Quando ho letto questo libro ho desiderato di essere morto per potermi rivoltare nella tomba" firmato Gabriel Garcia Marquez che tanto ogni sei mesi viene fuori che Marquez è morto e poi non è morto.

Hanno detto che mi fanno sapere.


Aprile 2005, un aggiornamento

Le prime due mail di commento al libro sono queste:

Salve,me chiamo [...],sono brasiliana e abito un Italia da dieci anni,leggo tanto,sono rimasta molto contenta quando ho visto tuo libro,ho letto parte del prefacio,ho comprato,dopo a casa ho letto que non sei brasiliano e non sei mai stato em brasile(che non ha vulcani)
Come se fa a scrivere un libro su un posto dove non sei mai stato?Capisco che è una parodia,ma non se puo prendere em giro um popolo,una nazione senza nom aver mai nenpure messo i piedi!Da come descrive mio paese e mio popolo sembra che siamo un bado de delinquente e fanuloni,o che non è vero,o almeno è vero come a Napoli,pero era piu facili prendere em giro noi brasiliani.che al dopo guerra abbiamo acolto migliaia de italiani meglio de quanto ci acoglieti voi Grazie

Sono assai dispiaciuto di aver fatto arrabbiare questa signora. Le ho chiesto scusa, asserendo che l'ultima cosa che mi aspetto con un libro così è che qualcuno lo prenda anche sul serio.
Fortunatamente c'è anche qualcuno che si è divertito:

Cavoli! è praticamente da quando ho finito il Liceo che non leggo un libro, finito si fa' per dire, visto che la mia avventura scolastica è un po' andata a finire come "L'esame di Privao" di Peo, dopo essere stato segato con "violenza" al 3° anno mi sono ritirato e invece de "a pala e u picconau", mi sono visto "viti e bullonao" (ora gestisco una ferramenta bulloneria, ecc. tipo "paradiso della brugola" x intenderci).
Ritornando a noi, il libro è molto divertente e spassoso, lo leggi tutto d'un fiato, non so' perche' ma pagina dopo pagina venivo rapito dalla voglia di proseguire nella lettura, forse anche perche' in qualche modo notavo continue similitudini con la mia vita, ma piu' di tutto mi incuriosiva scoprire quale avventura era nascosta nel capoitolo successivo. Sinceri Complimenti!!!!

 

 

 

 

 

 

 

 




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